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Confronto pratico per un consulente professionista nel 2026

Molti professionisti che operano fornendo consulenza si trovano davanti a una domanda ricorrente: conviene rimanere nel regime forfettario oppure passare al regime ordinario?

Per fornire degli elementi concreti e dei possibili elementi di valutazione, analizziamo questi due casi:

  • professionista consulente in regime forfettario con compensi annui pari a € 80.000;
  • professionista consulente in regime ordinario con compensi annui pari a € 100.000.

Ipotizziamo che i costi sostenuti da ciascuno per lo svolgimento dell’attività siano pari al 20% dei compensi percepiti.

Entrambi i soggetti sono iscritti alla INPS Gestione Separata (non si parla quindi, ad esempio, di avvocati, ingegneri, architetti, … i quali hanno una cassa previdenziale privata). Come funziona la Gestione Separata INPS 2026? Vai al nostro articolo!

L’obiettivo non è stabilire quale regime sia “migliore” in assoluto, ma comprendere le differenze in termini di tassazione, contributi e reddito netto disponibile e l’impatto che le imposte ed i contributi previdenziali hanno sul reddito di un anno.

Per semplicità di esposizione non si considera il meccanismo di versamenti di saldi/acconti e la relativa pianificazione a livello finanziario.

1. Il caso del professionista in regime forfettario 2026

Il regime forfettario rappresenta oggi la soluzione fiscale più semplice e spesso più conveniente per molti consulenti, con costi di gestione e volumi di affari più contenuti.

Nel nostro esempio ipotizziamo:

  • compensi annui: € 80.000;
  • costi sostenuti: € 16.000;
  • coefficiente di redditività: 78%;
  • imposta sostitutiva al 15% (eventualmente ridotta al 5% per i primi 5 anni se in possesso dei requisiti);
  • iscrizione alla Gestione Separata INPS con aliquota applicabile del 26,07%.

Determinazione del reddito imponibile

Nel regime forfettario i costi reali non sono deducibili. Il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai compensi percepiti.

Il calcolo è quindi il seguente:

Il reddito determinato forfettariamente, rilevante sia ai fini fiscali sia previdenziali, è pari a € 62.400.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Applicando un’aliquota previdenziale indicativa del 26,07%:

I contributi previdenziali ammontano quindi a € 16.268.

NB: i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito dell’anno in cui sono effettivamente pagati.

Imposta sostitutiva regime forfettario 2026

L’imposta sostitutiva si calcola sul reddito imponibile al netto dei contributi previdenziali versati nell’anno di riferimento.

Al fine di rendere la situazione più realistica, si effettua il calcolo nell’ipotesi in cui nell’anno di riferimento siano stati versati contributi previdenziali dello stesso importo rispetto a quelli calcolati al punto precedente:

L’importo dell’imposta sostitutiva è pari a circa € 6.920.

Reddito netto disponibile

Il reddito disponibile, considerando anche l’impatto dei costi realmente sostenuti per l’attività, risulta quindi:

Il professionista in regime forfettario trattiene quindi, sulla base di questo esempio, circa € 40.812 netti.

2. Il caso del professionista in regime ordinario 2026

Passiamo ora al professionista in regime ordinario con compensi pari a € 100.000.

In questo caso assumiamo:

  • costi sostenuti: € 20.000;
  • iscrizione alla Gestione Separata INPS con aliquota applicabile del 26,07%;
  • tassazione IRPEF ordinaria con addizionali.

Reddito professionale

Nel regime ordinario il reddito si determina sottraendo i costi effettivamente sostenuti:

Il reddito professionale è quindi pari a € 80.000.

Contributi INPS Gestione Separata 2026

Applicando la stessa aliquota previdenziale del 26,07%:

L’importo dei contributi alla Gestione Separata INPS è pari a circa € 20.856.

NB: i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito dell’anno in cui sono effettivamente pagati.

Reddito imponibile IRPEF 2026

L’IRPEF si calcola sul reddito imponibile al netto dei contributi previdenziali versati nell’anno di riferimento.

Anche in questo caso, al fine di rendere la situazione più realistica, si effettua il calcolo nell’ipotesi in cui nell’anno di riferimento siano stati versati contributi previdenziali dello stesso importo rispetto a quelli calcolati al punto precedente:

IRPEF 2026 e addizionali

L’IRPEF 2026 presenta i seguenti scaglioni:

Reddito ImponibileAliquota IRPEF 2026Imposta
Fino a € 28.00023%€ 6.440
Da € 28.001 € a € 50.00033%€ 7.260
Oltre € 50.00043%€ 3.932

IRPEF totale = € 17.632.

Per le addizionali all’IRPEF (addizionale regionale e addizionale comunale) assumiamo un aliquota complessiva media del 2,5% (variabile in base al Comune e alla Regione di residenza)

Addizionali regionale e comunale = € 1.479

Il carico fiscale risulta quindi pari complessivamente ad € 19.111.

Reddito netto disponibile

AIl netto finale sarà quindi:

Il professionista in regime ordinario trattiene quindi, sulla base di questo esempio, circa € 40.033 netti.

3. Regime forfettario o ordinario: cosa conviene nel 2026?

Il confronto evidenzia un aspetto molto importante: il fatturato più elevato non garantisce automaticamente un reddito netto superiore.

Nel caso analizzato, il professionista in regime forfettario, pur fatturando € 20.000 in meno, ottiene un reddito netto sostanzialmente allineato a quello del professionista in ordinario.

Il regime ordinario potrebbe però diventare più conveniente, ad esempio, in presenza di:

  • costi elevati per lo svolgimento dell’attività;
  • necessità di effettuare investimenti importanti o di crescita dell’attività;
  • necessità di avvalersi di collaboratori o dipendenti;
  • possibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti, a differenza del regime forfettario nel quale l’IVA è un costo non recuperabile.

Le variabili da considerare che possono influenzare la convenienza o meno di uno dei due regimi sono molte e vanno valutate di volta in volta tenendo ben presente che ogni caso è da valutarsi singolarmente.

4. Conclusioni

La scelta tra regime forfettario e ordinario non può essere fatta guardando soltanto al volume dei compensi.

Occorre valutare attentamente:

  • struttura dei costi;
  • prospettive di crescita;
  • carico previdenziale;
  • pianificazione fiscale;
  • organizzazione dell’attività professionale.

Nel caso di professionisti con costi contenuti, il regime forfettario (se in possesso dei requisiti per essere applicato) continua a garantire, nella maggior parte dei casi, una pressione fiscale e contributiva significativamente più efficiente rispetto al regime ordinario.

Tuttavia, superata una certa soglia dimensionale che rende non più applicabile il regime forfettario o in presenza di costi rilevanti, il regime ordinario può offrire maggiore flessibilità e migliori opportunità di pianificazione.

NB: I calcoli esposti hanno finalità puramente esemplificativa e non tengono conto di detrazioni personali, oneri deducibili, crediti d’imposta o specifiche situazioni soggettive.

5. FAQ sul regime forfettario e ordinario 2026

Quanto si paga di INPS nel regime forfettario?

I contributi alla Gestione Separata INPS si calcolano applicando l’aliquota previdenziale al reddito imponibile determinato forfettariamente, ad ogni codice ATECO corrisponde un determinato coefficiente di redditività.

Quando conviene il regime ordinario?

Il regime ordinario può diventare conveniente in presenza di costi elevati, investimenti importanti o necessità di recuperare l’IVA sugli acquisti.

Il regime forfettario conviene con costi bassi?

Nella maggior parte dei casi il regime forfettario risulta particolarmente efficiente per professionisti con costi inerenti all’attività contenuti.

Il regime forfettario permette di scaricare i costi?

No. Nel regime forfettario i costi reali non sono deducibili analiticamente. Si applica un determinato coefficiente di redditività ai compensi incassati, stabilito sulla base del codice ATECO.

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Articolo a cura di Luca Carminati, Dottore Commercialista.