Il regime forfettario rappresenta oggi una delle soluzioni fiscali più interessanti e convenienti per professionisti e piccoli imprenditori, grazie alla sua semplicità gestionale e alla tassazione agevolata. Tuttavia, una delle domande più frequenti riguarda la compatibilità tra regime forfettario e lavoro dipendente.
Di seguito vediamo quali condizioni devono essere rispettate per poter applicare il regime forfettario e contemporaneamente avere un lavoro da dipendente.
Il principio generale di compatibilità
In linea generale, è possibile svolgere contemporaneamente un’attività in regime forfettario e un lavoro dipendente. (Partita IVA e lavoro dipendente – Si può fare? Leggi per approfondimenti anche il mio precedente articolo). Non esiste un divieto assoluto, ma la normativa prevede specifiche condizioni che devono essere attentamente verificate per l’applicazione del regime forfettario.
Il limite del reddito da lavoro dipendente
Il principale vincolo riguarda il reddito da lavoro dipendente (o assimilato, sono compresi quindi anche i pensionati), che nell’anno precedente non deve superare i € 30.000. Per gli anni 2025 e 2026 tale limite è stato provvisoriamente alzato a € 35.000 ed a meno di ulteriori modifiche, dal 2027 il limite tornerà ad essere di € 30.000. Se tale soglia viene superata, il contribuente non può accedere al regime forfettario nell’anno successivo.
Attenzione: questo limite non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente. In questo caso, anche con redditi da lavoro dipendente superiori a € 30.000 (o € 35.000 per il 2025/2026) nell’anno precedente, è comunque possibile accedere al regime.
Tra le somme che concorrono al limite di €35.000 concorrono, oltre al reddito normale da lavoro dipendente o pensione, anche i premi di risultato soggetti a tassazione sostitutiva, i redditi da lavoro dipendente percepiti all’estero mentre non rilevano gli emolumenti arretrati assoggettati a tassazione separata.
Per fare degli esempi:
1. Un lavoratore dipendente nell’anno 2025 ha conseguito un reddito di € 40.000 ed il rapporto è ancora in essere. Nel 2026 NON potrà applicare il regime forfettario se decide di aprire una Partita IVA.
2. Un lavoratore dipendente nell’anno 2025 ha conseguito un reddito di € 28.000 ed il rapporto è ancora in essere. Nel 2026 potrà applicare il regime forfettario.
3. Un lavoratore dipendente nell’anno 2025 ha conseguito un reddito di € 40.000 ed il rapporto di lavoro si è concluso prima della fine del 2025. Qualora decidesse di avviare una attività autonoma nel 2026 con partita IVA personale, per l’applicazione del regime forfettario la condizione del reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente NON dovrà essere verificata.
4. Un lavoratore dipendente nell’anno 2025 ha conseguito un reddito di € 40.000 ed il rapporto di lavoro si è concluso ad inizio 2026. Qualora decidesse di avviare una attività autonoma nel 2026 con partita IVA personale, NON potrà applicare il regime forfettario.
Rapporto tra Partita IVA in regime forfettario e datore di lavoro
Un altro aspetto fondamentale riguarda i rapporti tra l’attività con Partita IVA in regime forfettario e il datore di lavoro.
Per poter usufruire del regime forfettario, l’attività autonoma non deve essere esercitata prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di ex datori di lavoro con cui sono intercorsi rapporti nei due anni precedenti.
Questa regola è stata introdotta per evitare comportamenti elusivi, come la trasformazione di rapporti di lavoro dipendente in collaborazioni autonome al solo fine di beneficiare della tassazione agevolata.
In pratica, il regime forfettario non è applicabile se oltre il 50% dei compensi deriva:
- Da soggetti ad essi direttamente o indirettamente riconducibili.
- Dal datore di lavoro attuale;
- Da ex datori di lavoro avuti nei due anni precedenti
Conclusione
La compatibilità tra regime forfettario e lavoro dipendente è quindi possibile, ma richiede un’attenta analisi della situazione personale e professionale del contribuente. I limiti di reddito e le cause ostative devono essere valutate con precisione.
Per evitare errori e possibili contestazioni è sempre consigliabile effettuare una verifica preventiva e monitorare nel tempo l’evoluzione dei requisiti, in modo tale da mantenere i benefici del regime in piena sicurezza.
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Articolo a cura di Luca Carminati, Dottore Commercialista.


